top of page

Villa Letizia: casa dell’arte

  • comunicazione832
  • 22 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel paesaggio collinare di Castellina Marittima, prende forma un nuovo intervento di And Studio Architects dedicato al rapporto tra abitare, memoria e creazione artistica. Il progetto riguarda il recupero di un complesso composto da una piccola chiesa esistente e da un annesso destinato a residenza d’artista, pensato come luogo intimo, colto e profondamente connesso alla storia del sito.

L’intervento non nasce come semplice ristrutturazione, ma come processo di ascolto. La chiesa, con le sue proporzioni raccolte, le superfici segnate dal tempo e la spazialità evocativa della navata, viene interpretata come un ambiente sospeso tra spiritualità, esposizione e contemplazione. Non un luogo da trasformare radicalmente, ma da riportare a una nuova possibilità d’uso attraverso un restauro misurato, capace di conservare il fascino dell’esistente.



La strategia progettuale lavora sulla permanenza delle tracce. Gli intonaci storici vengono consolidati, le superfici liberate dai depositi e dalle patine biologiche, le cromie originarie preservate dove possibile. Il progetto interviene solo dove la materia è fragile o compromessa, evitando ogni atteggiamento mimetico o decorativo eccessivo. Il tempo non viene cancellato, ma reso leggibile come parte integrante dell’identità architettonica.

All’interno della chiesa, il progetto introduce un equilibrio tra memoria e astrazione contemporanea. La volta dipinta, con geometrie verdi su fondo caldo, restituisce profondità allo spazio; l’abside diventa fondale scenico e silenzioso; il pavimento in cotto, attraversato da inserti lineari in ottone, genera una nuova grammatica compositiva. Le diagonali disegnano traiettorie, orientano lo sguardo e rompono la rigidità ortogonale dell’aula, trasformando il piano orizzontale in una vera superficie narrativa.



Il grande elemento centrale, pensato come volume libero e quasi scultoreo, introduce una presenza contemporanea senza alterare la struttura originaria. È un dispositivo funzionale e simbolico: arredo, quinta, contenitore, elemento di relazione tra arte e architettura. La chiesa diventa così uno spazio per esposizioni, conversazioni, raccoglimento e piccoli eventi, mantenendo una dimensione rarefatta e domestica.


Il secondo nucleo del progetto riguarda l’annesso, trasformato in art residency. Qui l’abitare si intreccia con il lavoro creativo. Il complesso accoglie spazi per l’ospitalità, ambienti di studio, laboratorio artistico, area relax, sala audiovisiva, patio, tea room e luoghi dedicati alla conservazione e degustazione dell’olio prodotto dall'azienda agricola. La residenza non è quindi pensata come semplice casa, ma come organismo fluido, capace di accogliere vita privata, produzione artistica, soggiorno e relazione.



Uno degli elementi più significativi è il rapporto tra interno ed esterno. La chiostra, con il pavimento in laterizio, l’albero centrale e la luce che filtra sulle pareti chiare, costruisce una pausa mediterranea tra gli spazi. È un luogo di ombra, silenzio e passaggio, dove l’architettura si apre alla natura senza perdere misura e controllo. Il cortile diventa una stanza all’aperto, coerente con il carattere della villa e con la tradizione delle dimore toscane.



Anche negli ambienti più interni, il progetto lavora sulla percezione. Il corridoio blu, attraversato da un taglio di luce verticale, assume il carattere di una soglia immersiva. La materia delle pareti, la monocromia intensa e la presenza di un busto trasformano un semplice spazio di distribuzione in un’esperienza quasi museale. Ogni passaggio diventa occasione narrativa, ogni ambiente parte di un percorso.



Il progetto per Villa Letizia costruisce così una continuità sottile tra restauro, arte e abitare contemporaneo. La memoria del luogo non viene musealizzata, ma riattivata. La chiesa conserva la propria forza evocativa, l’annesso si apre a nuove funzioni, gli spazi esterni ricompongono il rapporto con il paesaggio.


And Studio Architects interpreta questo complesso come una piccola costellazione di luoghi: la chiesa come spazio dell’anima, la residenza come laboratorio, la chiostra come pausa, il corridoio come esperienza percettiva. Un intervento in cui il lusso non è ostentazione, ma qualità del silenzio, della materia, della luce e delle relazioni che l’architettura riesce a generare.

 

 
 
bottom of page