AND Studio Architects a Milano
- comunicazione832
- 2 giorni fa
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Ci sono giornate che iniziano in modo imprevedibile e altre, come quella di oggi, che prendono forma nel modo migliore possibile. Oggi siamo stati invitati da Hub161 a Milano, in Corso Venezia 8, dove abbiamo trascorso un pomeriggio dedicato al dialogo tra design e architettura.

Un primo ringraziamento va a Raffaella Verri Zorzi, che ha saputo organizzare un evento in una location di grande fascino, creando le condizioni per un confronto aperto tra discipline diverse.
L’incontro ha coinvolto non solo il mondo dell’architettura e del design, ma anche realtà aziendali come Artemide e Styl-Comp, insieme a figure creative come Gabriela Brunner, contribuendo a costruire un momento di reale scambio e valore. Hub161 si conferma così come una realtà giovane, innovativa e concettualmente evoluta, capace di generare connessioni autentiche tra persone, idee e progetti. Un contesto che riteniamo per noi particolarmente significativo e che desideriamo continuare a seguire e sostenere nel tempo. Per questo, il primo ringraziamento non può che essere rivolto a Hub161.
Il primo progetto che abbiamo presentato riguarda la nuova sartoria Giuntini per il Gruppo Florence. Un ringraziamento va a Nicola Giuntini Managing Director Business Line Woven at Gruppo Florence e a Attila Kiss Chief Executive Officer presso Gruppo Florence, che erano presenti con noi nello spirito del progetto, anche se non fisicamente. Abbiamo raccontato la realizzazione della nuova sartoria Giuntini a Peccioli, in Toscana, un intervento in cui la facciata è diventata elemento centrale e identitario.
Il tema affrontato era quello di un’architettura che si trasforma in design, dove la forma non è solo espressione estetica ma diventa linguaggio, simbolo e dispositivo narrativo. In questo percorso sono intervenuti l'arch. Sergio Zambelli Amministratore Delegato Styl-comp S.p.A., che ha contribuito alla realizzazione della facciata;
la sua azienda è una vera e propria “sartoria del cemento” ed Eric Kroenberg Direttore Commerciale Artemide S.p.A., che ha raccontato lo sviluppo della lampada Charlotte.
Un progetto che ha reso possibile un passaggio raro: trasformare un’icona architettonica in un oggetto di design. I fori della facciata, pensati per filtrare la luce e costruire un ritmo materico e vibrante, diventano nella lampada luce stessa. Un lampada che è un oggetto straordinario, sottilissima alta solo 7 cm ma con una dimensione di 1,80 x 3,70 metri, pensata per illuminare i tavoli degli studi di questa nuova sartoria; una lampada destinata a diventare un elemento iconico del design italiano.
Nel secondo incontro abbiamo avuto la possibilità di condividere il palco con Gabriela Brunner fondatrice e direttrice di Gabriela Brunner Studio, artista e designer, ed abbiamo affrontato il tema dell’architettura come processo di costruzione dell’identità. Abbiamo raccontato insieme il progetto di recupero di una villa ottocentesca in Toscana, Villa Valdiperga, un intervento sviluppato a quattro mani, in cui architettura e arte si sono intrecciate fin dalle prime fasi concettuali del progetto.
Il lavoro con Gabriela – che vive e lavora tra la Svizzera e Bermuda – si distingue per una forte sensibilità materica e una profondità concettuale rara, capace di trasformare l’idea iniziale in un racconto coerente e potente. Questo dialogo ha permesso di evolvere il progetto oltre la dimensione del tradizionale restauro, dando forma a una vera e propria “villa d’artista”. Non si tratta semplicemente di uno spazio destinato all’arte, ma di un esempio concreto di recupero architettonico in cui linguaggi diversi trovano una sintesi autentica. Un equilibrio tra memoria e contemporaneità, dove ogni scelta – materica, spaziale, luminosa – contribuisce a costruire un’identità precisa e riconoscibile. Questo è stato il cuore del secondo incontro. Un ringraziamento sincero a Gabriela Brunner per il suo contributo, per la qualità del suo intervento e per l’armonia, nei gesti e nelle parole, con cui ha saputo raccontare il suo lavoro all’interno del Talk.
Nel corso dell’incontro abbiamo inoltre approfondito un altro progetto, con una forte dimensione identitaria, che rappresenta una direzione progettuale significativa dello studio. Stiamo parlando della cantina di Podere La Chiesa, un intervento in cui l’identità prende forma attraverso il rapporto diretto con il paesaggio toscano. Un’architettura che non si impone, ma si radica nel contesto, diventando riferimento spaziale e segno misurato nel territorio. Un progetto nato da un dialogo profondo con Maurizio Iannantuono, committente e al tempo stesso anima del progetto, con cui si è instaurato un rapporto autentico e condiviso. Il suo contributo è stato fondamentale: non solo per la fiducia accordata, ma per la capacità di partecipare attivamente al processo, contribuendo a costruire insieme una visione coerente e sensibile.
In conclusione, questa esperienza conferma come l’architettura sia prima di tutto un processo collettivo, capace di generare relazioni, visioni condivise e identità durature, che trovano nel confronto e nella contaminazione la loro più autentica forza.



























































